La Macchina che cattura l’eccedenza è un dispositivo video elettrico pensato sulla base del funzionamento di uno studio televisivo. Con la differenza che, al posto delle telecamere di un normale studio TV, qui ci sono delle postazioni di montaggio: alla regia, dunque, non arriva un soggetto ripreso dagli operatori, ma l’output del lavorio di editing svolto dai montatori.

La sua logica creativa è ispirata al funzionamento degli alambicchi, o, in natura, alla formazione dei cristalli. Il motivo della sua sperimentazione trova ragioni nella dissuasione dei processi autoriali singolari e mono-sguardo, nella potenza imprevista e possibile di un genio collettivo all’opera, nelle caratteristiche del gioco e della messa in forma in fantasia.

Si tratta di fatto un circuito, composto da cinque postazioni di montaggio, due di audio e da una regia. Il funzionamento della Macchina è illustrato nel dettaglio qui.

Ma nonostante l’arzigogolato complesso di cavi, connessioni e apparecchi di cui si compone, gli elementi che ne possono permettere un funzionamento esemplare non sono tecnici, ma umani. La fiducia tra amici, la conoscenza del repertorio, la concentrazione su di un periodo medio-lungo, una coda dell’occhio allenata, le orecchie sgombre, il desiderio, una sensibilità abile a discernere qualcosa di concretamente grave da un sintomo della propria o altrui stanchezza, sono gli elementi richiesti.

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