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Alias

Organizzare gli ultimi giorni dell’umanità

Eventi. Enrico Ghezzi e la sua banda lanciano un progetto archivistico e insieme filmico

Enrico Ghezzi e i suoi fedeli collaboratori presentano alla Villa degli Autori alcuni minuti di montato di un progetto suggestivo quanto indefinibile, intitolato Gli ultimi giorni dell’umanità ma anche On ne saurait penser à rien aprendo nel contempo un’operazione di crowd funding. In due parole si potrebbe definire il «film» un assemblaggio corale e «vertoviano» dei materiali girati in analogico per trent’anni da Ghezzi; più propriamente si tratta di rimettere in gioco le immagini, passate in digitale, di un an-archivio (archivio anarchico) attraverso il lavoro di un collettivo non solo di «fuorioraristi», ma di «pittori, filosofi, sensitivi, scienziati del suono e della natura, giovani fiori, lepri dell’editing, incantatori di chiodi, qualche bandito in attesa di giudizio, viziosi ed informatici» come scrive il pressbook o meglio il documento programmatico diffuso per l’occasione e acquistabile sul posto. Dallo stesso testo si ricava il dato delle 500 cassette «acquisite, digitalizzate, riviste» e ora messe in gioco nella «macchina che cattura l’eccedenza» cioè attraverso un dispositivo che consta di 8 postazioni, 5 per il montaggio, 2 di audio e una di regia. Il tutto con la verginità dello sguardo e giocando con i materiali senza raccontare una storia ma mille storie, libere da associazioni e da finalizzazioni, lasciando quindi che i materiali parlino da sé.

UN FILM, UN ARCHIVIO
«Il lavoro è quello dell’esploratore» leggiamo ancora. «La regola: non formalizzare la curiosità. È utile tenere in considerazione la doppia valenza della manovra… Si sta facendo un film, ma si sta facendo, allo stesso tempo, un archivio. Il primo è un pretesto per il secondo. Gli sguardi, molteplici e diversamente ossessionati o sensibili, catturano una occorrenza e descrivendola la valorizzano, così facendo la fanno emergere; emergendo essa vive ancora una volta, ha più possibilità di altre di rientrare nel circolo di altri sguardi attraverso la parola scritta, ha la chance di essere raccontata e raccontare ancora».

NEL SEGNO DI VERTOV
Ghezzi e compagnia lanciano un progetto di crowdfunding, ecce.dance/denari per poter permettere a una redazione di una quindicina di persone di mettere insieme questo progetto che non ha davvero uguali e precedenti, avanguardistico, innovativo e antico e rivoluzionario come lo spirito di Dziga Vertov che lo anima.
Per ora, a parte Zomia e Malastradafilm che portano avanti la produzione, hanno avuto il sostegno economico di alcuni amici (come Mario Martone, Toni Servillo, Daniele Ciprì) e di qualche gruppo di affinità (Ex-Asilo Filangieri a Napoli, Postmodernissimo a Perugia, La Camera Ottica a Gorizia, Budou/Passpartout a Roma).
Questi i primi innamorati del cinema che hanno già dato un loro contributo per avviare il progetto, che si pensa possa trovare espressione in primavera, con alcune sale romane già allertate.

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